Non solo mais e grano. Il calo dei prezzi ormai riguarda anche l’acciaio, lo zinco, il rottame, l’alluminio... Se con le materie prime agricole la discesa delle quotazioni si può spiegare con il via libera alle navi che attendevano di partire sul mar Nero, con le materie prime industriali è un’altra storia. La guerra Russia-Ucraina che aveva fatto lievitare le loro quotazioni è ancora in corso. E i motivi di questi cali sono altri. Achille Fornasini, docente di Analisi tecnica dei mercati finanziari a Brescia , ha verificato i prezzi dall’inizio dell’anno delle principali materi prime industriali. Come si può vedere dalla tabella, la stragrande maggioranza da aprile a oggi ha registrato un importante decremento delle quotazioni. Talvolta tale da compensare gli aumenti che si erano registrati nei primi tre mesi dell’anno.
Che cosa sta succedendo? Per Fornasini sono tre le cause. «Primo: le aziende hanno fatto imponenti stoccaggi nel timore che la guerra potesse limitare ulteriormente gli approvvigionamenti, ora hanno i magazzini pieni. Secondo: la forza crescente del dollaro ha reso sempre più onerosi gli acquisti delle materie prime, quasi tutte prezzate in dollari. Terzo: l’incombente fase di stagnazione innescata dai provvedimenti restrittivi delle banche centrali in Europa e Usa ha provocato la fuga della speculazione finanziaria dai mercati regolamentati delle commodity».
Il fatto che cotone, minerale di ferro e silicio stiano tornando ai prezzi pre-guerra può essere di per sé una buona notizia per l’industria ma potrebbe non bastare a stabilizzare i costi di produzione perché gas ed energia continuano ad aumentare. Il settore siderurgico che negli ultimi mesi aveva potuto scaricare l’aumento dei prezzi dell’energia sul prodotto finito ora si trova in difficoltà perché i prezzi di coils e lamiere stanno scendendo. Prendiamo il caso dell’Ilva, l’ultimo altoforno rimasto in Italia. Questo si alimenta con minerali di ferro e carbon coke che hanno ridotto le quotazioni negli ultimi mesi. Ma il problema è che anche il prezzo dei coils, i «rotoli» di acciaio che escono da Taranto, si sta avvicinando ai livelli di inizio anno. Mentre l’impennata sui costi dell’energia non accenna a scendere. Discorso simile per le acciaierie con forno elettrico anche se qui i prezzi dei prodotti finiti reggono meglio perché funzionali alle attività dell’edilizia, sostenuta ancora dai vari bonus.I primi segnali di ridimensionamento dei prezzi delle materie prime industriali sono arrivati a luglio — fa il punto Carlo Altomonte, docente di Politica economica europea alla Bocconi —. Aumentando i tassi di interesse le banche centrali stanno volutamente rallentando l’economia per togliere propensione inflattiva. Questi sono i primi effetti. A cascata ciò dovrebbe portare tra 4-5 mesi alla riduzione dei prezzi del carrello della spesa. L’importante è che la Bce intervenga in autunno sui tassi di interesse tenendo conto che la frenata dell’economia è già iniziata»
Per finire, un ultimo elemento: il costo dei trasporti delle merci. «A mostrare la frenata dell’economia ci sono anche gli indici che sintetizzano i costi medi in dollari dei noli marittimi (vedi grafico, ndr) — aggiunge un elemento Fornasini —. Dopo aver fissato il suo record nell’ottobre 2021, il Baltic Dry Index è crollato in pochi mesi (-75%) e ora è ai minimi».
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