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Per i pm il condominio in via di realizzazione non può essere più alto degli edifici circostanti. Il costruttore: «Abbiamo fatto affidamento sulla bontà del permesso rilasciatoci dal Comune»
«Sono senza parole: abbiamo fatto affidamento sulla bontà del permesso rilasciatoci dal Comune di Milano , ci siamo rivolti a consulenti di altissimo livello per chiedere se costruire fosse fattibile, alcune decine di professionisti all’interno del Comune (e della Commissione Paesaggio) in vari momenti ci hanno risposto di sì, abbiamo pagato al Comune 900 mila euro di oneri di urbanizzazione, ed ora la Procura mette in discussione tutto …». Andrea Bezzicchieri è il costruttore che in piazza Aspromonte sta edificando, su sette piani alti 27 metri, 45 appartamenti (con altrettanti box e cantine) sugli stessi 3.500 mq. di una demolita palazzina di tre piani alti 12 metri. E la sua reazione mette a fuoco quali siano, insieme a lui, i veri protagonisti (il Comune), nodo (i pareri della comunale Commissione Paesaggio su cosa sia cortile e cosa no), e posta in gioco (la molte «rigenerazioni urbane» autorizzate dal Comune) dell’inchiesta che venerdì ha indotto la Procura a sequestrare d’urgenza l’edificio.
I Piani Regolatori del 2012 e 2019 prevedono che, se si costruisce su un cortile abbattendo il precedente manufatto, a parità di superficie la nuova costruzione non possa comunque essere più alta . Nel 2009 il Comune ha però costituito una Commissione Paesaggio come organo tecnico-consultivo su accertamenti di compatibilità. E questa Commissione, i cui membri sono nominati dal sindaco ogni anno tra esperti di gestione del territorio che abbiano in corso anche lavori proprio a Milano, ha preso a rispondere «è cortile» o «non è cortile» a quesiti di costruttori che ambiscono a costruire in città. «Abbiamo agito in totale buona fede — dice Bezzicchieri — ottenendo (prima di comprare l’area e chiedere finanziamenti alle banche) un titolo edilizio legittimamente rilasciato, che è passato al vaglio di tutti gli uffici competenti e ha ottenuto nell’arco di 6 anni 5 pareri favorevoli da parte di 3 diverse Commissioni del Paesaggio, succedutesi senza mai ritenere cortile l’area».
Autore del progetto è l’architetto Paolo Mazzoleni, 48 anni, docente del Politecnico, dal 2009 al 2015 componente (e dal 2012 anche presidente) proprio della Commissione Paesaggio del Comune, dal 2017 presidente dell’Ordine degli Architetti, da un anno anche assessore all’Urbanistica del Comune di Torino con delega al Piano Regolatore.
Nel settembre 2017 la Commissione Paesaggio espresse il parere che l’area, «nonostante si trovi in una parte della città a prevalente tessuto cortilizio, non possa essere considerata un cortile» , ma «un residuale spazio interno accidentale», e ciò in ragione delle «discontinuità edilizie dell’isolato», «dei fronti ciechi e dell’irregolarità geometrica del lotto». Per due consulenti della Procura, invece, questo fa a pugni con l’evidenza di qualunque criterio tecnico che la attesterebbe cortile. Da qui l’ipotesi di falso ideologico per il parere della Commissione Paesaggio (dove dal sequestro non è per ora ricavabile chi sia indagato); e, a cascata, la contestazione alla dirigente dello Sportello Unico Servizio Edilizio del Comune (Carla Barone), al responsabile del procedimento (Maurizio De Luca) e al tecnico dell’istruttoria (Francesco Rosato) di avervi fondato il proprio via libera a fine 2019 e nella primavera 2021, con Bezzicchieri parimenti indagato per cooperazione colposa nella contravvenzione del ritenuto abuso edilizio. Entro 10 giorni il gip dovrà decidere se convalidare o meno il sequestro operato dal pm Marina Petruzzella nel pool dell’aggiunto Tiziana Siciliano, passaggio importante anche per i molti che hanno versato la caparra.
Il costruttore, difeso dal presidente della Camera penale Andrea Soliani, evoca inoltre una sorta di conforto anche politico a livello comunale, allorché di fronte alle proteste di un comitato di abitanti presso l’allora assessore all’Urbanistica, «Pierfrancesco Maran fece fare dai propri tecnici comunali una verifica capillare della pratica, e, non trovando alcun vizio, promosse un incontro tra noi e i vicini , a seguito del quale, pro bono pacis, abbiamo accolto le richieste».
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